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Metodo Brugnaro.

  • 10 feb 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

C’è del metodo in Brugnaro. Quello di manipolare l’opinione con il profluvio delle promesse del 2015 che ricordano la overdose di Berlusconi agli esordi, che induceva a pensare: con tutte le promesse alla fine qualcosa farà!

E infatti in città ha realizzato quello che a lui interessava: l’incentivo alla crescita dell’escursionismo su #Venezia storica; la promozione immobiliare del turismo coi cambi d’uso di alberghi e B&B; la sostituzione del commercio di vicinato con gli esercizi turistici e i negozi di catena; la soppressione delle municipalità coi relativi servizi ai cittadini; l’aumento dei vigili come simulacro di #sicurezza.

Un quinquennio all’insegna del liberismo dell’uomo solo al comando che ha ingannato i cittadini e umiliato la città portandola ad esempio internazionale di subalternità agli interessi esterni, promettendo ora di piegarla anche ai propri. Come emblematicamente i #Pili.

Cinque anni dopo lo schema si ripete, aggiornato. Fatemi finire quello che ho iniziato: il controllo dei flussi, il ticket di ingresso, esattori agli arrivi. E poi le questioni dei cambi d’uso alberghieri come ex Gasometri, Vida, ex Orto botanico, e chissà cos’altro, rinviati al prossimo mandato. Al pari dei Pili.

È l'idea di città che persegue Brugnaro. Spalancata al turismo ma sempre più blindata così come sempre meno sicura. Questo il risultato del sostituire gli abitanti coi turisti. Qualcuno si spinge a chiamarlo "effetto metropolitano". Cambiar nome alle cose perché nulla cambi e tutto prosegua. Una storia che si ripete.


 
 
 

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